ADRIANA NEL SUO LABIRINTO
Alcuni pomeriggi, quando sente che il mondo le si pone ostile e le cade
addosso, Adriana si rifugia nel suo labirinto.
Allora dovete lasciarla, sapete? Si, dovete lasciarla.
L’enorme porta si trasforma per lei in una calamita e non potete trattenerla.
Dovete lasciarla perché nulla impedirà che Adriana si avvicini
irrimediabilmente all’ architrave e al manubrio di bronzo che la apre e che
brilla ai suoi occhi come se fosse l’unica cosa esistente in questa vita.
Ella chiude la pesante porta dietro di se e dentr o, nella penombra
silenziosa, si orienta per gli odori che emanano le pareti che sembrano
fatte di muschio e di licheni.
Se qualche giorno la seguiste, vedreste che Arianna non ha fretta nel
trovare l’uscita, fino a quando cade e riposa lunghe ore sopra le foglie che
l’autunno è andato accumulando sul suolo nei secoli.
Quando si risveglia, già sta passando la seconda luna e Adriana la segue.
La segue fino al mare durante tutta la notte che è di un azzurro intenso,
come un cielo estivo del nord.
Il mare, si. Non saprei dirvi di che colore è questo mare, perché va
cambiando in sincronia con gli umori di Adriana. Notate come torna verde
smeraldo o d’ambra o si trasforma in un grigio tumultuoso.
Alla terza luna il mare è trasparente e la luna sembra provenire dal fondo
delle sue acque, allora Adriana galleggia come una ninfea e si lascia
portare dalle onde che la calmano, e la lasciano distesa nell’arena fino
alla quarta luna e Adriana scopre se stessa nuda in un bosco di alghe
marine, dove sarai tu, Aurora, con le braccia aperte aspettandola.